Paesi e territori

Un territorio ricco di testimonianze storiche, culturali, ambientali e naturali.
A ovest sistema delle gravine e coste sabbiose ornate da dune e pinete di Pino d’Aleppo.
L’area centrale e settentrionale è caratterizzata dal’architettura della pietra, dei trulli e dei
muretti a secco.
Più a est la terra della ceramica, dell’Albania tarantina, dei tanti castelli e palazzi nobiliari, la bellezza del paesaggio rurale degli ulivi secolari, le vestigia delle mura messapiche, il parco archeologico di Saturo (Leporano) e il Museo della Paleontologia di Lizzano.
Quindi Taranto, la città dai mille volti: Tara, Taras, Tarentum, Taranto, colonia spartana fondata nel 706 a.C.

Area occidentale

La gravina abitata di Ginosa

Antonio Pizzulli

Ginosa è una cittadina situata a circa 20 km nell’entroterra del golfo di Taranto e a pochi chilometri dal confine con la Lucania. La vastità del suo territorio è motivo di un complesso sistema idrografico costituito da canali, lame e gravine ed è proprio la più grande di queste ultime che rende caratteristico e unico il luogo. La città comprende anche la frazione di Marina di Ginosa. La Gravina di Ginosa circonda l’abitato a ferro di cavallo estendendosi per oltre 10 km e ha profondamente segnato la storia, la cultura e l’urbanistica del suo popolo.
Ma è a partire dal Medioevo (III-IX sec. d.C.) che la gravina raggiunge l’apice del suo popolamento e la struttura urbana si delinea come è ancora visibile tutt’oggi. Il feudo viene così fortificato dai Normanni nel punto più alto della gravina e ai suoi piedi e sulle pareti scoscese della gravina nascono due capolavori di ingegneria idraulica e architettura al negativo: Il Villaggio rupestre del Rione Casale e quello del Rione Rivolta. Una città dunque perfettamente efficiente e funzionale


Il culto della “Mater Domini”

Odighitria: la Madonna bizantina del buon cammino

Michele Cristella

Fino a qualche anno fa, fino a quando la laicità non pervase ogni ora del giorno, il calendario di Laterza aveva il suo giorno “a quo e ad quem”, un punto di riferimento per ogni attività da concludere e da iniziare: era il 20 maggio. Il giorno, il 20 maggio, in cui ancora si celebra la festa della Mater Domini, la madre di Dio, la cui “casa” fu edificata su una chiesa rupestre, nella quale stanno in buono stato tre affreschi: San Girolamo, santa Dominica e la Vergine con Bambino.
La vox populi vuole che il pastore del gregge del marchese, in un giorno di tregenda abbia perso tutte le 300 pecore, perdita da pagare con la vita. Si era rifugiato in una grotta, come si suole, nella disperazione, pregò la Madonna che intercedesse per lui. La Madonna gli apparve, lo tranquillizzò e andò in sogno al marchese, ottenendo il perdono per il pastore che nulla aveva potuto contro la straordinaria nevicata.


La maiolica di Laterza dal XVI al XIX secolo

Antonio dell’Aquila, Carlo dell’Aquila

L’Associazione delle Città della Ceramica, nata a Faenza nel 1999 con l’obiettivo di tutelare e valorizzare la ceramica artistica e artigianale italiana, nel 2005 accoglie nel suo seno Laterza riconoscendole l’“Antica tradizione ceramica”, riconfermata poi nel 2016 con la concessione del Marchio C.A.T. (Ceramica Artistica Tradizionale).
È stato così riconosciuto a Laterza (TA), il merito di aver recuperato negli ultimi cinquanta anni la sua antica tradizione ceramica che, per l’alta qualità delle produzioni, per la rilevanza dei temi trattati e per l’originalità e fantasia dei motivi decorativi espressi dalle numerose botteghe operanti nei secoli XVII e XVIII, l’avevano imposta come centro di eccellenza in vetta agli altri centri ceramici pugliesi.
Questo saggio si propone di fornire ai lettori una panoramica, obbligatoriamente sintetica – basata su documentazione archivistica e su esemplari tra i più significativi a noi pervenuti – illustrante l’evoluzione storica delle produzioni laertine a partire dalle origini sino alla metà del XIX secolo.


Il territorio di Castellaneta

Aurelio Miccoli

Il territorio di Castellaneta, ritagliato sull’arco jonico settentrionale, si estende dalle Murge fino al mare per 22.400 ettari e per quel che ci dicono i reperti archeologici rinvenuti, sembra essere stato antropizzato da tempi immemorabili. Con la presenza di antichissime tribù indigene di razza mediterranea, che proprio in una località detta “Minerva” dovettero avere un loro importante centro, dall’età del bronzo (2000-1000 circa a.C.), continuando nell’età del ferro (1000-800 circa a.C.) e fino all’epoca imperiale.
Mentre ancora si discute sul fatto che l’importante centro demico di Minerva possa identificarsi con la Castania di cui fa menzione Stefano Bizantino (VI sec. d.C.) e la Castanea indicata più tardi nella Tavola corografica dei mezzi tempi per uso di Carlo Magno (fine VIII sec. d.C.), si può affermare che, decadendo la città di Minerva al tempo e per effetto delle invasioni barbariche, il primo nucleo di quel villaggio che crescendo nel tempo è diventato il sito dell’odierna Castellaneta, si formò invece sul colle Archinto


La vita quotidiana nell’età del Bronzo

Antonella Cassano

Le culture preistoriche e protostoriche sono così definite in quanto risalgono a periodi per i quali non vi sono informazioni scritte; le notizie ad esse relative provengono dai ritrovamenti archeologici.
Agli inizi del II millennio a.C. nell’Italia sud-orientale si affermano modelli di occupazione territoriale che prediligono posizioni strategiche, tanto per gli abitati costieri che per quelli dell’interno; esigenza determinata dalla crescente attività di scambio a largo raggio, praticata tra comunità ad economie complementari.


Rodolfo Guglielmi

Aurelio Miccoli

Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi nacque a Castellaneta il 6 maggio 1895, figlio terzogenito del veterinario Giovanni Guglielmi e di sua moglie Gabrielle Barbin, francese di origine. Nel 1905 la famiglia si trasferì a Taranto dove il dottor Guglielmi voleva portare avanti le sue ricerche sulla malaria.
Purtroppo però l’anno successivo morì nella sua casa tarantina in via D’Aquino, lasciando in grandi difficoltà la moglie Gabrielle con tre figli, di cui il più grande Alberto aveva solo 14 anni (Rodolfo 11 e Maria 9).


Palagianello: il castello

Domenico Caragnano

L’impianto urbanistico di Palagianello, voluto dai Domini Roberti nella prima metà del Cinquecento, nasce con l’intenzione di ripopolare un insediamento medievale abbandonato nella prima metà del XIV secolo, che i documenti identificano con Palajanum ed in seguito Palasciano Vecchio.
I documenti del XVI e del XVII secolo ci informano che per entrare nel Casale di Palagianello bisognava oltrepassare l’arco di quella che oggi è chiamata Porta dell’Orologio.


Palagiano: il monumento di Parete Pinto

Giovanni Carucci

A un km. circa da Palagiano, sulla via antica che portava a Palagianello, c’era un cartello con su scritto: “Ministero per i Beni Culturali e Ambientali – Soprintendenza Archeologica della Puglia – Associazione Amici dei Musei Taranto – Villa romana – recinto per ovini – I sec. a.C. – inizio I sec d.C. – Banca Popolare Ionica – <— 1800 m.”.
In effetti a 1.800 metri di distanza, sul lato sinistro della via, si trova un antico manufatto romano in opus reticulatum.


Secca Armeleia – Chiatona

Il paradiso dei sub

Giuseppe Giufrè

A dispetto di quanto si possa comunemente ritenere, pensando alle vicende di inquinamento che caratterizzano il nostro territorio, le acque del Golfo di Taranto sono per gran parte dell’anno particolarmente limpide. Esse racchiudono e custodiscono un habitat sottomarino molto variegato
Da un fondale circostante profondo mediamente 60-70 metri le secche si ergono come una sorta di rilievo subacqueo fino a otto metri dalla superficie del mare per un’ampiezza all’incirca di dieci chilometri quadrati


Il castello di Massafra

Un progetto per polo cinematografico

Giovanni Matichecchia

I castelli – racconta Calvino – sono come i sogni. Contengono timori e desideri. Ambivalenza primigenia già presente in Dante: “un nobile castello,/sette volte cerchiato d’alte mura,/difeso intorno d’un bel fiumicello” proposto come simbolo di ricchezza e di rifugio dai pericoli del mondo. Le dieci bolge concentriche (Malebolge) dei fraudolenti della città di Dite sono circondate, come i castelli, dai fossati e dai ponti levatoi (Inferno, Canto VIII). La letteratura è il regno dei manieri. Nella realtà cii sono castelli che hanno accettato un’angusta particina nelle favole. Altri si accontentano di diventare set cinematografico per consegnarsi al ruolo di museo-meta turistica. Il castello di Massafra vuole ancora pulsare di vita vera, quotidiana.
Oggi è biblioteca, museo e sala multimediale. Un interessante progetto di sei giovani architetti della scuola di Architettura del Politecnico di Bari lo ha candidato a diventare polo cinematografico comprensivo di centro di post-produzione, salette cinematografiche, una cine-mediateca.


Area centrale

Leucaspide e i viaggiatori dell’800

Mario Pennuzzi

I giovani delle classi colte ed abbienti d’Europa tra il XVI e XIX secolo completavano il loro percorso di istruzione con un lungo viaggio che serviva a metterli a contatto con realtà e culture diverse. Il Gran Tour comprendeva tra le tappe ritenute indispensabile il Mezzogiorno d’Italia nei luoghi della cultura classica della civiltà greco romana e delle antiche vestigia non sempre ben conservate. Il Mezzogiorno d’Italia fu più volte descritto nei resoconti di questi viaggi che in molti hanno pubblicato. Numerosi viaggiatori visitarono la Puglia e giunsero anche a Taranto.
Ma la conoscenza e l’amore per queste terre da cui aveva avuto origine la cultura europea ed occidentale non erano legati soltanto all’interesse culturale testimoniato dagli scritti e dai disegni dei viaggiatori, soprattutto nel XIX sec. agli aspetti della cultura, che apparivano prevalenti, si accompagnavano anche importanti interessi politici ed economici, che attraevano energie e risorse verso l’Italia ed il Mezzogiorno.


Statte: gravine, dolmen e acquedotto millenario

Giorgio Sonnante

L’insediamento umano risale alla Preistoria, come documentato per Grotta Sant’Angelo, luogo di sosta o di avvistamento in posizione strategica sul monte omonimo.
La testimonianza più appariscente del popolamento preistorico sono i dolmen, datati all’Età del Bronzo e convenzionalmente identificati con i nomi delle masserie adiacenti: Accetta, Accettulla (o Leucaspide) e Gravinola (o San Giovanni).


Crispiano: le radici dell’eccellenza

Giorgio Sonnante

In Età Greca e Romana l’attuale agro di Crispiano gravitava attorno a Taras, colonia fondata nel 706 a.C. da esuli di Sparta. All’inizio greci e indigeni convissero pacificamente, come s’evince dall’insediamento attivo tra VIII e V secolo a.C. sullo strategico colle di Masseria L’Amastuola (213 m).
Fin da allora era abitato il Vallone: recente è la scoperta di un insediamento protostorico e di impianti agricoli del IV secolo a.C.; altri reperti sono datati tra VI e IV secolo a.C.


Martina: Franca tra l’Adriatico e lo Jonio

Cristina Comasia Ancona

Nell’attuale territorio di Martina Franca, già in epoca preistorica, s’insediarono piccole comunità di cacciatori e/o di pastori, la cui presenza è documentata da numerosi reperti archeologici che attestano significative tracce della presenza antropica, soprattutto dall’VIII secolo a.C. al X d.C., in piccoli insediamenti sparsi nell’agro e/o in cavità carsiche.
Allo stato attuale delle ricerche lo studio della frequentazione antropica del territorio è basato, essenzialmente, sull’analisi di fonti storiche e su ricognizioni di superficie, effettuate da studiosi locali e no.


Grottaglie: il genius loci nella sua ceramica

Piero Aresta

La città è geograficamente appena defilata, rispetto al tracciato dell’antica Appia che da Taranto ancor oggi, porta a Lecce.
Ancor prima della grande arteria romana, piccoli villaggi rupestri erano insediati nelle sette gravine della zona. Coinvolti nei traffici commerciali e militari che, sin dal IV sec. a.c., la chora della magnogreca Tarentum, intratteneva con le Polis messapiche, seppero fondere la loro cultura messapica con le raffinate novità culturali, i saperi, le storie e l’arte per raccontarle, di questi colti immigrati provenienti da oriente, padroni di un sofisticato alfabeto e di una scrittura a rafforzare la trasmissione orale del sapere. Ben organizzati nell’amministrare la Polis, la giustizia, militarmente agguerriti, politeisti, quindi tolleranti e abilissimi nel commercio.


Area orientale

L’Albania tarantina e il rito bizantino

Marisa Margherita

Gli Arbëreshë sono i discendenti dei profughi albanesi che, per sottrarsi alla dominazione ottomana e mantenere la loro fede cristiana, tra il XIV ed il XVIII secolo si stabilirono in circa cento località del Meridione d’Italia.
Sembra che le prime colonie italo-albanesi furono create da soldati stabilitisi in Sicilia ed in Calabria dopo aver offerto servizio per il re di Napoli (1448-1450). Altre colonie furono fondate da militari di Scanderbeg (1461-1470), venuto in soccorso del re di Napoli, per reprimere le ribellioni dei baroni filo-angioini.


I castelli d’Ayala Valva, beni culturali di Terra Jonica

Vincenza Musardo-Talò

Situati in ambienti urbani diversi, a Taranto e a oriente della stessa città bimare, i castelli-dimore della famiglia d’Ayala Valva sono vetusti complessi architettonici che si mostrano quali eloquenti testimoni di storia civile, economica e culturale e che un tempo hanno svolto il ruolo di autentici luoghi di potere della famiglia tenutaria. Edificati nei centri di S. Giorgio Jonico, Carosino, Monteparano e S. Crispieri, valgono quali identificatori di un legittimato prestigio personale e della storia del luogo che li rappresenta.
Di origine spagnola, la famiglia d’Ayala sembra abbia avuto il suo primo esponente nel patrizio romano Caio Servilio Ahala (poi Ayala), mandato a governare la provincia iberica dopo la II guerra punica. Dei numerosi ceppi che la componevano, si distinse per nobiltà e valore quello dei Lopez d’Ayala, da cui derivò il ramo tarantino, nella persona di Diego Lopez d’Ayala, giunto nel regno di Napoli nel 1594. Insignito di alte cariche, nel 1610 divenne governatore di Taranto. Egli dimorava già da alcuni anni nella città bimare, dove nel 1607 aveva sposato Eleonora Simonetta, che gli portò in dote i feudi di S. Crispieri e Carosino, due casali il cui minuscolo corredo urbano aveva già come connotazione essenziale il castello feudale. La data di erezione di questi due castelli sembra essere coeva; ambedue sono architetture della seconda metà del ‘500 e proprietà della famiglia feudataria dei Simonetta.


Il Castello di Pulsano

Roberto Manna

Situato idealmente nel centro del paese, il Castello, di proprietà del feudatario Falco De Falconibus, era in origine un casale con una sola torre, di pianta quadrata, detta Torre Massima, adibito dapprima a tenuta di caccia e poi come avamposto per lo stazionamento di soldati. La popolazione locale fino al 1100 d.C. abitava sulla costa e solo successivamente, forse per le continue scorribande dei pirati, si spostò verso l’interno proprio attorno alla Torre Massima perché non era visibile dal mare.
Fu il successore Marino Senior De Falconibus, segretario del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, che nel 1435 completò la edificazione sia delle antiche mura del paese, di forma rettangolare, sia dell’intero Castello, collocato come fortezza nell’angolo nord-est delle mura stesse.


Torre Castelluccia

Roberto Manna

Torre Castelluccia (la “Kastiduzza” in dialetto pulsanese) è una torre costiera salentina situata sulla costa jonica e dista 6 Km. da Pulsano e 22 Km. da Taranto.
La torre, detta anche “Saracena”, fa parte di un complesso di difesa sulle coste pugliesi (circa 140 torri) realizzato nel 1500 dagli Spagnoli durante il Regno di Napoli, di cui 14 torri dislocate sulla costa orientale jonica.
La torre Castelluccia si trova su un promontorio che porta il suo nome dal 1579 e si affaccia sulla attuale baia di Lido Silvana. E’ un edificio di stile rinascimentale costruito in laterizio e pietra ed ha la tipica struttura a pianta quadrangolare. Alla fine del 1500 da vedetta costiera fu adibita dai vari principi che l’hanno posseduta in “torre dei cavallari” per uso di caccia, fino all’uccisione del capo dei cavallari da parte di alcuni cacciatori di frodo.


Castelli e palazzi d’Oriente

Aurelio Miccoli

L’area salentina della provincia di Taranto, innervata da una serie di Comuni caratterizzati ciascuno dalle proprie specificità architettoniche e ambientali, è unificata anche dalla cultura dei castelli.
Qui, a differenza di quanto accade nel resto della regione, si tratta di fortificazioni per lo più quattrocentesche quasi tutte nate come rocche difensive ma nel tempo trasformate prima in castelli veri e propri e successivamente, per la maggior parte, in dimore residenziali.


Saturo: il parco archeologico

Gianluca Guastella

Difficilmente in un sito archeologico possono convivere due datazioni. Quella, cioè, della fondazione storica e l’altra della fondazione mitica. Inoltre, è altrettanto difficile che un sito, nel nostro Sud, possa avere frequentazioni antropiche senza soluzione di continuità: dal neolitico, al medioevo greco, all’età del bronzo, a quella del ferro, dal periodo greco, all’egemonia romana, al Medio Evo e fino ai nostri giorni. Senza dimenticare, beninteso, non sporadiche presenze Iapigie e di altre popolazioni autoctone. Anche il Pantheon gode di questa straordinaria varietà, in quanto alle divinità proprie del mondo greco e romano si aggiungono misteriose divinità ctonie, e forse anche, messapiche.
Tutto questo e altro ancora, si può riscontrare a Saturo, a qualche chilometro da Leporano che, non a caso, per la sua singolare unicità (forse unico esempio dell’intero meridione d’Italia, Sicilia compresa), è stato classificato fra i Poli Museali di Eccellenza: sei ettari pregni di storia, di archeologia, di antropologia culturale e, forse anche, di orografia.


MUPAU

Museo Civico della Paleontologia e dell’Uomo

Oronzo Corigliano

Inaugurato nel 2002, il MUPAU – Museo Civico della Paleontologia e dell’Uomo – è ospitato al momento nelle sale al pianoterra (in attesa della ristrutturazione anche del piano superiore) del palazzo ex Maiorano di proprietà comunale, tipico edificio rurale, a due piani e cantina, della metà del 1800, appartenuto a Cataldo Maiorano, che nel 1891/92 è stato anche sindaco di Lizzano.
Il MUPAU si propone di raccontare l’evoluzione della vita sulla Terra attraverso i fossili, partendo dalle prime forme di vita animale e vegetale fino a giungere all’Homo sapiens. Continua con le culture locali dalla preistoria alla civiltà contadina, con quelle dell’Africa e dell’Oceania e si conclude con la raccolta d’arte contemporanea.


Sava, Marruggio, Torriciella

La bellezza del paesaggio rurale

Linda Mancino

L’area a sud est di Taranto, in particolare la zona comprendente i territori nei dintorni di Sava, Torricella e Maruggio è una delle aree pugliesi di grande attrazione turistica, piena di storia, cultura e arte. In particolare è meta turistica nei mesi estivi per il suo mare cristallino e trasparente.
Il quadro paesaggistico di questo territorio è contraddistinto da vigneti e uliveti circondati dai caratteristici muretti a secco, dove un ruolo di rilievo ricoprivano anche le masserie. La natura del terreno e la presenza di calcare se da un lato hanno reso difficile lo sviluppo di un’agricoltura più intensiva, dall’altro hanno offerto la materia prima per le strutture abitative, per piccoli ricoveri e per le delimitazioni poderali.


Manduria: il parco archeologico delle mura messapiche

Cristina Comasia Ancona

Manduria è la più importante cittadina della zona orientale dell’Arco Ionico Tarantino il cui territorio è compreso nella provincia di Taranto, al confine con quelle di Lecce e di Brindisi.
L’abitato di Manduria è ubicato al centro dell’altopiano delle Murge Tarantine a 79 metri sul livello del mare su un substrato di depositi continentali e soprattutto marini plio-pleistocenici (7-1,8 milioni di anni fa), detti calcareniti o tufi; è collegato agevolmente con il litorale del Mar Ionio in direzione Maruggio, a ovest, e verso Avetrana, a est, nonché con l’entroterra salentino verso Oria e Francavilla Fontana.
Il territorio di Manduria, pur in assenza di un’idrografia superficiale, è una fertile zona coltivata a ulivi e a vigneti, nonché ricca di pascoli per la presenza di una ricca falda freatica, ab antiquo attestata dal cosiddetto Fonte Pliniano, già citato da Strabone.


Chidro, fantastico scrigno d’acqua

Francesco Di Lauro

Sono le tredici del cinque agosto, una di quelle ore che Tomasi di Lampedusa scriveva essere ‘delle sirene’. Supero l’orribile ecomostro di captazione acque costruito circa trenta anni fa e poi abbandonato, e mi faccio strada nel canneto con in mano una folaga: ha presagito l’abbrivio e sente l’odore pervasivo di acqua dolce, perciò scalpita agitando nel vuoto le zampette palmate.
La vasca ‘grande’ del Chidro mi appare all’improvviso dopo lo stretto sentiero di canne, come addormentata nel silenzio. Solo una libellula lega in volo lo spazio ed il tempo, altrimenti inutili su quello specchio d’acqua limpidissima che riflette il cielo. Se il silenzio e’ d’oro, qui e’ anche di platino, contornato di verde e di blu. Si avverte un vero senso di pace, le tife altissime fanno da pietoso paravento all’orrore di cemento alle mie spalle, ed il cuore del Chidro, che si raccoglie placido in questo alveo prima di dissolversi poco più in là nello Ionio, mi si offre nel suo più intimo stato di quiete.


Taranto

Taras Tarentum Taranto

Delle mille vite di una città

Silvia De Vitis

Taranto è una città antica, come altre in Italia, ma una sua caratteristica specifica è quella di avere cambiato forma ed ubicazione, sovente in conseguenza di eventi traumatici. Tra questi, i più emblematici sono stati i seguenti: la fondazione della città ad opera degli Spartani nel 706 a.C., la conquista e il saccheggio romano del 209 a.C., la distruzione saracena del 927 (d.C.) e la ricostruzione bizantina del 967.
Dalla fondazione della colonia (in greco: apoikìa) ad oggi sono passati molti secoli, molti avvenimenti e moltissima gente, della quale conosciamo a volte qualche particolare.
Possono essere personaggi passati alla storia, come Archita, Platone, Pirro, Annibale o Leonida, oppure ricordati dalle epigrafi rinvenute: Cesennia Felicula, con la sua gemellina, nate e morte nello stesso giorno, oppure Quietus il servo capo dei pastori dell’azienda agricola di Crispinilla, oppure quella Cossutia Osuca la cui urna funeraria esposta al Museo archeologico nazionale conserva ancora il nome.


Taranto dal Medioevo all’Unità d’Italia

Maria Alfonzetti

Affacciata su un ampio golfo delimitato dalle punte di S. Vito e Rondinella e chiuso in cerchio dalle isole Cheradi, appare la città medievale di Taranto, sorta sulle rovine di un glorioso passato. Spente le luci della civiltà classica, gran parte del tessuto urbano della città andò progressivamente riducendosi alla zona che oggi si configura come “Città Vecchia”, mentre il territorio orientale che un tempo aveva ospitato la fiorente città magno-greca poi romana si sarebbe completamente ruralizzato.
Dopo la caduta di Roma che si fa risalire al 476 d.C., a Taranto si avvicendarono diversi conquistatori che hanno lasciato tracce del loro passaggio impresse nella storia della città. Tralasciando il periodo che va dalla guerra greco gotica alle origini del Principato di Taranto sotto la dinastia normanno-sveva, già presente in altro saggio di questa stessa opera, ci si propone di ripercorrere in sintesi i momenti salienti delle vicende storiche della città a partire dalla dominazione angioina.


Taranto dall’Unità d’Italia al Terzo Millennio

Maria Alfonzetti

«Senza questo Ponte non avremmo questo canale e senza questo canale non potremmo nutrire questa superbia di sentirci cittadini della città dove le navi arrivano e partono belle come in nessun luogo».
Con queste parole Vito Forleo, antico direttore della Civica Biblioteca Acclavio ricordava nel suo libro Taranto dove la trovo, il giorno dell’inaugurazione del primo Ponte Girevole, avvenuta il 22 maggio 1887. Questa grandiosa opera dell’umano ingegno aveva rappresentato il simbolo della città in espansione al di là delle vecchie mura, ponendosi come anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, cioè tra il borgo antico e la Taranto in evoluzione che dopo secoli di oblio stava vivendo un momento di grande visibilità per la nascita di un grande Arsenale. Tutto ciò era stato possibile solo dopo la costituzione del Regno d’Italia.


MArTA

Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Silvia De Vitis

Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto è fra i più importanti d’Italia; fu istituito nel 1887 in conseguenza dell’urbanizzazione dell’area ad est del Canale Navigabile con la costruzione del Borgo umbertino.
Tale intervento provocò la scoperta e – purtroppo – anche la dispersione e la distruzione di molti materiali archeologici provenienti dalla città greca e romana e dalla contigua necropoli. Proprio per tutelare le antichità rinvenute venne inviato a Taranto l’archeologo Luigi Viola, che ottenne l’istituzione di un museo nell’ex convento dei Frati Alcantarini.
Costruito poco dopo la metà del XVIII secolo, l’edificio è stato ingrandito e risistemato in varie fasi, a partire dal 1903, epoca della ricostruzione delle facciate su progetto di Guglielmo Calderini, mentre l’ala settentrionale è stata progettata da Carlo Ceschi e realizzata tra il 1935 ed il 1941.


Piazza Castello: Tempio dorico arcaico

Silvia De Vitis

Piazza Castello concentra in sé una serie di emergenze quanto mai emblematiche: il tempio dorico che si incunea nel convento di San Michele – attuale sede dell’Istituto di alta formazione musicale G. Paisiello – il palazzo di Città, il Castello Aragonese.


Il castello aragonese: la valorizzazione avviata dalla Marina Militare

Francesco Ricci

Il Castello Aragonese di Taranto è un capolavoro dell’architettura militare italiana del Rinascimento che racchiude al suo interno testimonianze relative a tremila anni di storia. Nell’ultimo ventennio la Marina Militare, custode del monumento da quasi 150 anni, ne ha intrapreso la valorizzazione attraverso tre attività: restauro, ricerca archeologica e apertura al pubblico.
Venti anni fa è stato restaurato il fronte di levante del Castello, inclusi i torrioni di San Lorenzo e di San Cristoforo, utilizzando fondi della Difesa e del Ministero Beni, Attività Culturali e Turismo (MIBACT).
A partire dal 2003 è invece iniziato il restauro degli ambienti interni del Castello impiegando per l’opera personale militare e civile della Marina che ho avuto l’onore di coordinare e dirigere in qualità di Curatore del Castello, in stretta cooperazione con la locale Soprintendenza (Arch. Augusto Ressa).


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